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Come funziona un robot aspirapolvere?

Robot aspirapolvere

Cos’è e come funziona un robot aspirapolvere? Quello che fino a poco tempo fa era considerato uno sfizio fantascientifico, al giorno d’oggi è un elettrodomestici tra i più diffusi e acquistati.

A livello puramente pratico, un dispositivo di questo tipo è un aiuto notevole. Esso permette di mantenere puliti i pavimenti in maniera del tutto automatica, offrendo anche funzioni piuttosto avanzate. Detto ciò, difficilmente si va a fondo sul loro funzionamento.

In questo articolo andremo ad analizzare come funziona un robot aspirapolvere, andando ad esaminare ogni singolo meccanismo che rende tale prodotto così efficiente e interessante.

Ovviamente questa guida è generica e non riguarda i singoli modelli, ma abbiamo già presentato una guida con i cinque migliori robot aspirapolvere attualmente sul mercato.

Serbatoio aspirapolvere

Come funziona un robot aspirapolvere e com’è costruito

Come appena accennato, non stiamo parlando di semplici elettrodomestici che lavorano in maniera automatica. Si tratta infatti di dispositivi alquanto “smart”, visto le funzioni avanzate di cui sono dotate. Nello specifico, il robot aspirapolvere, almeno i modelli più recenti ed avanzati, è un oggetto in grado di effettuare la mappatura di una casa.

I “primi passi” che un robot svolge all’interno di una casa, appena messo in funzione, servono proprio per prendere le misure. Durante questa fase, detta mappatura, il dispositivo prende letteralmente le misure dell’abitazione per memorizzarle.

Questi dati permettono al robot, in futuro, di poter lavorare più agevolmente, districandosi non solo attraverso le porte ma anche gestendo la posizione dei mobili e di altri potenziali ostacoli. Ovviamente per effettuare la mappatura e per valutare ostacoli imprevisti, i robot aspirapolvere utilizzano dei sensori (di cui parleremo in seguito).

La mappatura

Come già accennato, la mappatura di una casa è un tipo di operazione essenziale per il corretto funzionamento di un robot aspirapolvere. Generalmente, i produttori che curano maggiormente i modelli di tali dispositivi, ricorrono a due distinte categorie di mappature che, combinate, consentono di ottenere risultati di alto livello.

La prima tecnologia, quella più semplice, è detta mappatura con camera. Questa avviene grazie a delle telecamere presenti sul robot che, scansionando visivamente la stanza/casa, memorizzano il posizionamento degli oggetti.

A completare il lavoro poi, vi sono le mappature con laser. Questa tecnologia impressionante, permette al robot di scansionare lo spazio circostante utilizzando un laser e calcolando la distanza attorno ad esso. Con i dati raccolti dunque, è possibile realizzare una vera e propria mappa che viene salvata nella memoria del dispositivo.

Per cercare di capire quanto queste tecnologie siano avanzate, basti sapere che fino a qualche anno fa erano una prerogativa dell’ambito militare.

Perché la mappatura è così importante

Se tutta questa tecnologia può sembrare superflua, in realtà non è così. Riuscire a gestire la mappatura risulta essere il compito più importante (e complesso) a cui è dedito un robot aspirapolvere. Grazie a una precisione maggiore infatti, il dispositivo è in grado di muoversi più velocemente e di infilarsi in più pertugi.

Il risultato piuttosto evidente dunque, è che i modelli più avanzati per quanto concerne la mappatura, sono più veloci e precisi rispetto alla concorrenza.

Dimensioni aspirapolvere

I 5 sensi di un robot aspirapolvere sono i sensori

Ebbene sì. I sensori sono paragonabili ai sensi dei robot. La stragrande maggioranza di modelli sul mercato, è dotata di diversi sensori. Questi possono essere di svariato tipo, permettendo dunque al dispositivo di muoversi gestendo la pressoché totalità di fattori esterni. Nello specifico elenchiamo:

  • I sensori da muro. Questi sono costituiscono la base del funzionamento un robot aspirapolvere. Essi infatti permettono di individuare la vicinanza di un muro o un ostacolo fisico, aggirandolo o comunque evitando l’impatto. Questi possono avere un sistema simile ai sensori utilizzati dalle auto per il parcheggio o, nel caso si tratti di un prodotto più avanzato, delle vere e proprie telecamere.
  • Un altro tipo di sensore è quello che valuta la distanza. In tal senso, si parla di rilevatori ottici in grado di effettuare misurazioni piuttosto accurate delle distanze. Si tratta di uno strumento utile per mappare le stanze di una casa.
  • I sensori di dislivello invece, risultano essenziali al robot per evitare eventuali cadute dalle scale. Per loro natura infatti, questi dispositivi patiscono particolarmente i dislivelli. Essi sono utili o meno a seconda della conformazione dell’abitazione da pulire.

Robot aspirapolvere e applicazioni mobile

Analizzata la mappatura e i vari sensori, è bene soffermarsi sull’integrazione delle app mobile con questo tipo di elettrodomestico. I robot più recenti infatti, sono solitamente in grado di essere abbinati a dei software per smartphone.

Cosa comporta ciò? Le opzioni in tal senso sono molte e difficili da illustrare senza prendere dei prodotti specifici. Per esempio, è possibile assegnare dei giorni di pulizia in alcuni giorni e orari specifici della settimana. Alcuni modelli possono essere attivati da remoto, anche quando ci si trova fuori casa… insomma, vi sono delle opzioni a dir poco interessanti in tal senso!

Anche in questo caso, la scelta di un prodotto più o meno duttile sotto questo punto di vista, dipende dalle singole esigenze dell’utente.

L’aspirazione vera e propria della polvere

Va bene la tecnologia, ma a livello pratico? Al di là di sensori e mappatura, trattandosi di un aspirapolvere (seppur smart) come avviene il suo lavoro?

Una delle caratteristiche con peso specifico maggiore in tal senso è costituita dalla tipologia, dal numero e dalla qualità delle spazzole. La maggior parte di modelli attualmente in commercio ha una grande spazzola centrale, collegata con il tubo aspiratore. Questa è, almeno nei dispositivi di fascia medio-alta, accompagnata da più spazzole rotanti ai lati.

Il già citato tubo aspiratore, è ovviamente molto importante. La potenza aspirante è una caratteristica saliente, ma non va neanche sottovalutata il livello di rumorosità. In molti contesti infatti, può essere utile avere un robot piuttosto discreto mentre lavora.

Lo sporco raccolto poi, va a finire nel serbatoio apposito. Questo è solitamente posizionato in modo che sia facilmente scaricabile. Di fatto, sotto questo punto di vista il funzionamento del robot non è distante più di tanto dai classici aspirapolvere.

Robot aspirapolvere sotto

La ricarica

Se parliamo di come funziona un robot aspirapolvere, dobbiamo poi spendere almeno un paio di parole riguardo la batteria e la gestione della ricarica. Come vedremo nell’ultimo capitolo dell’articolo, sotto questo punto di vista negli ultimi anni si sono visti notevoli passi avanti per quanto concerne sia la durata della carica che la ricarica.

Questi parametri variano notevolmente dal tipo di modello e dalla fascia di prezzo entro cui la stessa si colloca. Generalmente, l’autonomia può variare da poco meno di un’ora e mezza fino a 3. La necessità di un’autonomia più o meno prolungata dipende chiaramente dalle dimensioni dell’area da pulire.

Si va invece generalmente dalle 3 ore in su per quanto concerne la ricarica, che solitamente viene effettuata in via automatica quando il robot termina il proprio lavoro e torna alla postazione di ricarica.

Robot aspirapolvere: dai primi Roomba fino agli ultimi modelli

Tutto ebbe inizio nell’ormai lontano 2002. In quell’anno infatti, l’azienda iRobot ha prodotto il primo e storico Roomba. Questa serie, con il passare degli anni, è diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutto il settore.

Come è facile intuire, all’epoca si trattò di un piccolo terremoto tecnologico. Il Roomba era un disco con 34 centimetri di diametro e 9 centimetri di altezza. Il meccanismo che lo regolava è, al giorno d’oggi, piuttosto basilare, visto che le impostazioni venivano impartite direttamente tramite bottoni.

Piuttosto ridicola (se vista con gli occhi di un utente moderno) era anche l’autonomia. Con una ricarica di 12 ore infatti, era possibile far lavorare il robot per meno di due ore. A distanza di tanti anni, sono state lanciate sul mercato svariate generazioni di Roomba e, come è stato possibile appurare con questo articolo, la tecnologia ha fatto certamente dei notevoli passi avanti.

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